1908-1909. L'esordio del cinema di David Wark Griffith PDF 
Gabriele Angelo Perrone   

In poco più di un decennio l’invenzione Cinematografo muta velocemente la propria struttura narrativo-rappresentativa; da anticipatore del linguaggio televisivo (vedi le “vedute” che caratterizzano i primi programmi per diversi anni), a contenitore di espressioni differenti che inizieranno con David W. Griffith, a definirsi in linguaggio classico.

“[…] La stragrande maggioranza dei film delle origini è costituita da immagini dal vero, perché la finzione non serve; comincia a diventare necessaria solo quando i produttori credono che sia stato visto tutto quel che c’è da vedere, e che la fiction sia il modo più semplice di allargare il repertorio […]” (1). Ancora la durata è una discriminante che deve formarsi, perché la necessità ora è l’effetto immediato. Rappresentante di questo periodo, quello del “cinema delle attrazioni”, è il mago Méliès ; tra viaggi attraverso l’impossibile, rappresentazioni, magari macchiate di colore, della fantasia più viva delle origini, e magie degne del mago più legendario, ecco che Griffith inizia a compiere i primi passi verso il cinema, o meglio, è corretto dire, verso la sala cinematografia, quindi da spettatore. Pare che la sua prima esperienza risalga alla lontana estate del 1898, grazie all’insistenza di un amico: “Una roba stanca, noiosa. Al mio amico però è piaciuto. Io l’ho trovato stupido, faticoso, irrimediabilmente soporifero. Quanta fatica sprecata. Per me era tutta una perdita di tempo” (2). Al periodo il suo amore era il teatro, passione che non cessò mai di infiammare il suo spirito, ma mondo nel quale non troverà mai un posto tra gli acclamati, e che anzi, a causa dei suoi numerosi insuccessi, lo spingerà al cinema, dove fare soldi è facile e costa poca fatica. Arriva alla Biograph (è sull’orlo del fallimento, ma un caso la porterà a sopravvivere) esordendo come comparsa, in seguito attore definito scalmanato, a partire dal gennaio del 1908 diretto dal regista veterano Wallace “Old Man” McCutcheon. L’assenza improvvisa per malattia di quest’ultimo lo porterà all’esordio dietro la mdp, sotto l’attenta guida di Billy Bitzer, collaboratore di tutta una vita dedicata al cinema.

The Adventures of Dollie è il suo primo lavoro, ritenuto un progetto di poco conto, realizzato in due giornate di riprese in esterni; il film uscirà nei cinema nel luglio del 1908, quando già aveva realizzato circa una decina di altri titoli, per essere messo sotto contratto il mese successo. Da quanto è possibile apprendere dalla biografia dell’operatore Billy Bitzer, con questa mossa, la Biograph, intendeva riorganizzare i metodi produttivi, infatti al nuovo ed esordiente regista competono mansioni sul pro filmico, comporre, selezionare e adattare soggetti, storie e opere. Inoltre, lo stesso Griffith, intendeva occuparsi anche della messa a punto delle inquadrature e del montaggio. L’esordio era il classico melodramma d’azione basato sullo stereotipo razziale dello zingaro ladro e sfruttatore di bambini. Elementi presenti che in generale costituiscono l’archetipo narrativo ricorrente nel lavoro del regista: felicità minacciata da un malintenzionato – armonia distrutta, sconforto, rivalsa – salvataggio e ricomposizione del nucleo familiare. Il film è contraddistinto da 13 inquadrature riprese da 12 diverse posizioni; unica eccezione è lo scontro tra il padre e lo zingaro e il recupero della bambina, ripreso nello stesso luogo con la stessa posizione della mdp (leggero spostamento a destra della seconda). Ci troviamo davanti ad un percorso geografico che ne definisce la traiettoria narrativa. Qui il montaggio si esprime in modo lineare e logico, e molto bene lo mostra, collegando diverse porzioni di fiume tra loro consecutive, percorse da quel barile, dove prigioniera è la mal capitata bambina, miracolosamente fuggita alla cieca vendetta dello zingaro. Quando però non esiste uno spazio da percorrere, Griffith li piazza davanti all’inquadratura ad una certa distanza, facendoli recitare con gesti comprensibili per il tempo utile alla scena. In questo stesso anno realizza un corpus composto da circa una sessantina di titoli, tuttavia, i primi importanti risultati possono essere già rintracciabili nell’anno seguente, il 1909, che con un totale di circa 140 film, rappresenta il periodo più prolifico, e forse anche quello più felice, del regista.

Già a partire da questo nuovo anno, si inizia a definire il carattere egemonico di Griffith, grazie, in buona parte, al giornalista Frank E. Woods, che dalle colonne del New York Dramatic Mirror, inizia, con buon acume critico, a lodare il lavoro compiuto, contribuendo a costruire quell’aurea mistica che lo caratterizza ancora oggi. Primo titolo da considerare lungo quest’anno è Those Awful Hats, definito il suo più breve film (appena 3 minuti): nella biografia della moglie Linda Arvidson, si fa riferimento ad alcuni ancor più brevi mutoscopes - alcuni pare a soggetto erotico – ma dei quali non si ha tutt’ora prova, e realizzati nelle prime settimane alla Biograph. In questo breve film, delle persone tentano di vedere uno spettacolo al cinema, ma la visione è resa difficile dalla continua entrata di donne con cappelli sempre più voluminosi. In fine una gru che “viene dall’alto”, riuscirà a stabilire l’ordine. Il film sembra fatto in un’unica inquadratura, ma in realtà ne ha di più; Griffith ha giustapposto due negativi, facendo combaciare le rispettive immagini nel prodotto finale: la prima in alto a sinistra è il film nel film, la seconda è l’azione principale in sala di proiezione. In questo film viene direttamente chiamato in causa il fondamentale lavoro di Melies per l’utilizzo dell’effetto “fermo macchina”, mediante il quale vedremo una gru portare via una donna che non voleva togliersi il cappello (il fermo macchina pare però essere stato utilizzato per la prima volta in The Execution of Mary, Queen of Scots - 1895 - di Alfred Clark per conto di Edison).

The Country Doctor, rappresenta la successiva ed importante tappa lungo questo percorso. La mdp inquadra una vallata e si muove lentamente verso destra per fermarsi alla casa dei protagonisti del film; è questo l’importante inizio del nuovo film di Griffith, che prima di tutti evidenzia l’affinità tra cinema e natura, facendo così capire che al centro della storia non c’è la famiglia ma ben si la natura. Il padre della famiglia protagonista è un dottore chiamato ad assistere una bambina moribonda, mentre la sua inizia a star male. Da qui, inizia un inseguimento degli spazzi che separano le due abitazioni; l’aggravarsi delle condizioni della figlia porta ad una riduzione al minimo degli spazi, tanto da rendere nullo il passaggio esterno da una casa a l’altra, ma direttamente da una stanza all’altra. La suspense invade l’immagine creando una situazione drammatica ideale, dove la salvezza di una significa la morte dell’altra (è la figlia del dottore che muore). Altro aspetto fondamentale del film è la fine, che si definisce con un movimento opposto rispetto all’inizio, sullo sfondo di una natura muta come se attorno l’uomo fosse sparito per sempre.

Ultimo passaggio è A Corner in Wheat, punto di svolta nella filmografia del regista. Fonte d’ispirazione diretta di questo film sono diversi scritti di Frank Norris, quali l’incompiuta trilogia del grano The Octopus (la morte dello speculatore) e The Pit (riprende la scena del salone della borsa), la terza fonte è il racconto A Deal in Wheat (è quello più aderente al film nel quale possiamo ritrovare diverse analogie). I temi affrontati nel film (tre diversi episodi, contadino, speculatore e consumatore) sono il raccolto, la distribuzione e il consumo. Dalle fonti letterarie a quelle pittoriche e teatrali. Le sequenze legate agli agricoltori richiamano in modo diretto l’opera di un artista che in quel periodo era molto amato negli Stati Uniti (era il periodo nel quale la questione relativa alle condizioni disumane degli agricoltori aveva raggiunto anche lo scontro nell’ambito politico vedendo il partito socialista aumentare il proprio consenso, e il partito democratico e repubblicano limitare l’azione speculativa per evitare la perdita di consensi rispetto ai socialisti), Jean-Francois Millet (in particolare Les glaneuses). La derivazione teatrale, invece, si esprime in una delle più importanti inquadrature del cinema muto, il tableau vivant (teatro 700 – 800) dei consumatori nel negozio del pane. Su queste inquadrature messe in evidenza, bisogna specificare come non si tratta esclusivamente di immagini-simbolo, di figure retoriche, ma di inquadrature in cui il cinema mostra ed esplora le sue specifiche possibilità “ontologiche”, mettendosi a confronto con quelle di altri linguaggi. Sulla sequenza nel negozio del pane, diverse sono state le interpretazioni date: come un momento in cui il discorso si arresta e si dimostra afasico di fronte all’ingiustizia, oppure, momento dove l’attesa e la sospensione che crea, stanno a significare propriamente l’attesa del pane. Mentre sulle sequenze del raccolto, oltre all’avanzamento delle ipotesi secondo le quali si possa trattare di un tentativo di piano sequenza, oltre all’uscita e entrata dei diversi personaggi dal lato sinistro dell’inquadratura, la sua seconda visione mostra solo il giovane agricoltore (senza uomo anziano e cavalli), immagine che definisce in modo chiaro e violento la sensazione della perdita e della mancanza sia in senso affettivo che materiale.

Questi i primi importanti risultati di un regista capace di definire un linguaggio e di creare la fondamentale figura che lui stesso a ricoperto, in una forma di espressione artistica che troppo presto lo ha condannato alla rovina, tanto da fargli affermare nel 1935 di essere stato “più fiero del fatto che una rivista abbia pubblicato molti anni fa un breve poema per il quale sono stato pagato quindici dollari che di qualsiasi film io abbia mai diretto” (3).

Note:

(1) Paolo Cherchi Usai (a cura di), David Wark Griffith, il castoro cinema, febbraio 2008, Milano, p.35
(2) Ivi, p.42
(3) Ivi, p.26 

 


#01 FEFF 15

Il festival udinese premia il grandissimo Kim Dong-ho! Gelso d’Oro all’alfiere mondiale della cultura coreana e una programmazione di 60 titoli per puntare lo sguardo sul presente e sul futuro del nuovo cinema made in Asia...


Leggi tutto...


View Conference 2013

La più importante conferenza italiana dedicata all'animazione digitale ha aperto i bandi per partecipare a quattro diversi contest: View Award, View Social Contest, View Award Game e ItalianMix ...


Leggi tutto...


Milano - Zam Film Festival

Zam Film Festival: 22, 23 e 24 marzo, Milano, via Olgiati 12

Festival indipendente, di qualità e fortemente politico ...


Leggi tutto...


Ecologico International Film Festival

Festival del Cinema sul rapporto dell'uomo con l'ambiente e la società.

Nardò (LE), dal 18 al 24 agosto 2013


Leggi tutto...


Bellaria Film Festival 2013

La scadenza dei bandi è prorogata al 7 aprile 2013 ...


Leggi tutto...


Rivista telematica a diffusione gratuita registrata al Tribunale di Torino n.5094 del 31/12/1997.
I testi di Effettonotte online sono proprietà della rivista e non possono essere utilizzati interamente o in parte senza autorizzazione.
©1997-2009 Effettonotte online.